Niko Pandetta condannato, Tirrito (CO.G.I): “Serve una legge ad hoc”

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Quattro anni di carcere per Niko Pandetta: la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai legali del trapper siciliano. Diventa quindi definitiva la condanna per spaccio di droga per il cantante, nipote del boss Turi Cappello.

E Niko Pandetta ha fatto parlare di sé anche per una rissa con sparatoria avvenuta all’esterno di una discoteca di Catania, nella zona del porto. Per quella vicenda il trapper è finito nel registro degli indagati: secondo l’accusa il cantante, in seguito ad uno show bloccato, avrebbe fomentato uno scontro tra due gruppi di giovanissimi legati ai clan mafiosi.
Pandetta ha nel suo repertorio “testi a favore della mafia” e per questo si è visto annullare numerosi concerti . Frasi inneggianti a “Zio Turi”, messaggi fuorvianti e fortemente diseducativi che fanno esplicito riferimento ad azioni criminose e contesti delinquenziali tipici di organizzazioni criminose di stampo mafioso.
“Siamo sempre più convinti – commenta la notizia della conferma della pena Maricetta Tirrito, portavoce del Comitato Collaboratori di Giustizia – che questo esponente neomelodico rappresenti un modello diseducativo per i tanti giovani che lo seguono e che sia necessaria una legge ad hoc contro chi appoggia in questo modo la mafia”.

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