L’immensità, la recensione del film di Angela Ganci

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L’immensità di Emanuele Crialese, film intenso e appassionato presente nelle sale italiane dal 15 Settembre 2022, presentato in concorso alla settantanovesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dopo più di dieci anni, da quando il cineasta romano ha presentato l’ultima volta un suo lavoro, datato 2011, dal titolo indimenticabile di Terraferma, Selezione Ufficiale di Venezia ’68. Con questa nuova pellicola ci troviamo di fronte a un’opera valorosa, compiuta, per una trama intrigante e molto ben adatta ai tempi moderni.
Di seguito la trama: Adriana (Luana Giuliani) ha un fratello e una sorella minore, una mamma (Penelope Cruz) con la quale non ha segreti, che definisce Bella “perché sei così bella, quasi la rimprovera” e un papà (Vincenzo Amato) con cui invece il rapporto non è particolarmente sereno.  Adriana, ogni volta che può, si fa chiamare Andrea, sente, infatti, dentro di sé, impellente il desiderio di essere qualcun altro e si domanda come mai sia stata “creata male dai propri genitori”. “Io vengo da un’altra galassia e tu non hai il potere per aggiustarmi”, nelle parole della figlia, rivolte alla madre, che non si riconosce in se stessa.
Ci troviamo nella Roma degli anni Settanta, all’ombra del Cupolone, in un’epoca in cui non è semplice affrontare un problema simile, soprattutto in una casa tradizionalista come quella della protagonista, dove il padre-capofamiglia detta le regole, “l’unica persona normale, mentre gli amici lo prendono in giro per la figlia che si crede un maschio”, e la madre è solo una sorta di esecutrice di doveri di cura ai figli, con il dovere morale di far fare bella figura al marito e portare avanti le faccende domestiche. Adri/Andrea non accetta però lo status quo e tenta, per quanto sia possibile, di cambiare le cose.
Ecco che la mirabile Cruz, scelta come portatrice di messaggi sani e quasi magici, simbolo di una maternità fuori dal comune, compie un lavoro magistrale, mostrando un personaggio con attributi di dolcezza, stile e fascino, coniugati all’amore incondizionato che lega un genitore ai propri bambini.
Non è da meno al suo fianco, Luana Giuliani, classe 2008, a dispetto della sua età, con una forza derivata dalla sua particolare fisicità, con cui mette in gioco una profondità d’animo toccante.
Un animo segnato dal disagio, infatti, in un momento delicato quale l’adolescenza, in cui l’identità inizia a delinearsi secondo la linea adulta, dover gestire la sensazione di non essere nel corpo giusto e accettare l’idea che forse non sarà mai possibile sentirsi a posto, risultano inesorabilmente compiti complessi, che coinvolgono ogni aspetto dell’esistenza.
Adri/Andrea prova a godersi le piccole cose – la prima cotta, i giochi d’infanzia, gli scherzi innocenti – eppure quel peso non se ne va. Non può andarsene.
L’immensità fotografa, insomma, uno spaccato di vita reale, solido, appassionante. Lo osserviamo attraverso lo sguardo della protagonista; e sono proprio gli occhi, tra i numerosi dettagli privilegiati dalla macchina da presa, a farsi messaggeri di sentimenti ed emozioni.
Per suggellare la portata e il valore di un’opera simile, molto vicina, a detta della scrivente, al capolavoro, Crialese rende omaggio a una delle artiste più amate di sempre, Raffaella Carrà che rivive in alcuni momenti topici – come la scena in cucina, sulle note di Rumore, che fa pensare al cinema di Xavier Dolan – accanto alla rivisitazione di Prisencolinensinainciusol, o alle colonne sonore di un intramontabile Fausto Leali che intona “A chi”?
Tratti del musical, pezzi musicali  vengono così presi in prestito, per caratterizzare l’immaginazione di Adri/Andrea, andando ad arricchirne la figura e il contesto in cui vive e regalando una pellicola moderna, impegnata, del tutto godibile, mai scontata e assolutamente fonte di ispirazione e riflessione.

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