Due donne al di là della legge, la recensione del film

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di Angela Ganci, psicologo psicoterapeuta, scrittrice
“Due donne al di là della legge”: film datato 2021 prodotto in Italia, di genere drammatico, diretto da Raffaele Schettino, distribuito da Groucho Cinema srl. con un cast che include, a parte lo stesso Schettino, Sonja Birgit Berg, Mara Calcagni, Jean-Paul Denizon, Luisa De Santis, Clara Galante.
Una pellicola che esplora il mondo dei sentimenti e si fa portavoce di un messaggio sociale di libertà ed uguaglianza, “non siamo strani, siamo diversi”, all’interno di un mondo basato sul relativismo, dove il pregiudizio non è che il retaggio di una cultura arcaica, da smembrare con il pensiero ipermoderno della libertà e dell’emancipazione femminile.
Si, perché “Due donne al di là della legge” parla di donne, di diritto alla felicità e di decisioni tutte al femminile dove l’uomo appare, in verità, semplice esecutore di un volere forte che prescinde da lui.
Ne è convinto lo stesso Raffaele Schettino, presente alla prima del film tenutasi il 19 Maggio 2022 a Palermo presso il cinema  EPlanet King, che ai microfoni di Fattitaliani.it racconta l’origine del film e ne dà lettura ai possibili fruitori, focalizzando il periodo postpandemico.
“Il film è basato su una storia vera, devo dire, una storia che ha stupito anche me. È una storia di sentimenti dove trionfa la donna, che decide, programma, seguendo il suo cuore, anche perché l’uomo è occupato al lavoro e alla cura dei figli. È un film di amore e tradimento, di una famiglia allargata, fenomeno in realtà non troppo infrequente, anche se le scene sono collocate nell’Italia dei primi anni Venti. Parliamo di una famiglia distante dalla famiglia tradizionale, considerato il fenomeno del divorzio ottenuto con grandi sacrifici. Sono molto orgoglioso degli attori che hanno saputo ben trasmettere il messaggio sociale insito nella pellicola, ritengo infatti sia importante conoscere l’attore, capire come funziona l’artigianato attoriale, e suggerisco a ogni regista di cimentarsi con un corso di recitazione. Agli attori inoltre suggerisco di utilizzare l’autoironia, un’arma vincente. Riprendiamo con questo film in un periodo di postpandemia, dove esistono ancora tante paure, ci troviamo in un momento delicato e servono stimoli intensi a tornare al cinema. Noto che il pubblico ha paura, forse meno paura hanno i ragazzi dai 30 anni in su, ma il cinema è un luogo sicuro e quindi spero in un rapido cambio di atteggiamento”.
Schettino, regista indipendente, riuscendo notevolmente con questo film a rompere determinati schemi sociali, spinge a riflettere sugli schemi usuali del vivere nella coppia, attraverso ambientazioni suggestive e colonne sonori accattivanti, in un connubio immagini-trama da rivedere indubbiamente più di una volta.
Andiamo quindi alla trama per permettere agli interessati di approfondire la visione direttamente nelle sale dedicate, poiché la trama apparirà certamente singolare ai più, sennonché chi ha già avuto modo di vedere il film si troverà nella condizione di dover rivedere il concetto di Strano e Fuorilegge, o almeno di interrogarsi sullo stesso.
Ambientata ad Anditri, un paese del sud Italia, nel 1919, alla fine della Prima Guerra Mondiale, Due donne al di
là della legge narra la storia di Donato (Raffaele Schettino) sposato con Anna (Mara Calcagni) ma che intraprende una relazione con Marisa (Sonja Birgit Berg), una ragazza che lavora per la coppia nella fattoria dove i due sposi vivono. Dopo una prima fase di tentata vendetta nei confronti dell’amante e di malcelati isterismi, sarà a sorpresa Anna a decidere di formare, sotto gli occhi di tutti, una vera e propria famiglia, sfidando le convenzioni sociali e gli sguardi malevoli degli abitanti del paese.
Si perché se all’inizio per Donato “non si cavalcano due cavalli con un sedere solo”, se l’unica scelta appare netta e duplice, ripudiare la moglie perché non può dare figli (e la famiglia ha bisogno di bambini) o allontanare l’amante perche la poligamia è reato (dura lex sed lex, parola di giudice!) lo svolgimento della trama regala tutt’altra prosecuzione, perché “siamo donne e solo una donna può decidere cosa è giusto”. Anche se il Giusto è essere un triangolo con due donne e un uomo che condividono lo stesso letto, basta che non si combatta  tra donne per dare due madri a un figlio quando una non può averne di figli, e anche se una può generarne, nessun problema, il triangolo funzionerà.
L’importante è emanciparsi, non più essere donne inconsapevoli, inerti, rassegnate, donne plasmate nei secoli per essere assoggettate.
Perché quindi parlare di straniera cattiva, nel caso di Marisa, che viene a sconvolgere un paese, da giudicare moralmente? No, una donna vuole solo libertà e felicità, come tutti gli esseri viventi. Questo ce lo insegna Marisa stessa mentre abbraccia Anna e Donato mentre abbraccia le due donne, rimarcando che i “limiti tra gli esseri umani non esistono né nelle azioni né nei sentimenti”. Un ragionamento su cui, più o meno concordi ciascuno di noi, è impossibile non interrogarsi alla fine dei novanta minuti di questo piccolo capolavoro del cinema italiano.
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