Catania, il barocco e il periodo svevo: sintesi di un viaggio tra arte, cultura e natura

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di Angela Ganci, psicologo psicoterapeuta, giornalista, scrittrice
Catania, città del Barocco, almeno nelle sue vie centrali costellate di turismo, arte e natura.
Differenti le attrazioni che fanno di questa città siciliana il fiore all’occhiello del periodo barocco, tra cui la Basilica di Maria SS. dell’elemosina, il cui prospetto
è stato realizzato da Stefano Ittard e il cui coro dei canonici è secondo per estensione solo a quello della Cattedrale di Sant’Agata.
Barocco, ma anche testimonianze di periodi storici di conflitti e fortezze, di cui è esempio il Castello Ursino, costruito per volere di Federico II tra il 1239 e il 1250. Nato all’interno del progetto difensivo delle coste orientali siciliane, sorgeva su un promontorio circondato dal mare;
il suo progetto edificio fu ideato e realizzato per mano dell’architetto Riccardo da Lentini che decise di renderlo simbolo dell’autorità e del potere imperiale.
Successivamente, a causa dell’eruzione del 1669 la lava che scorreva a sud del castello, dove oggi sorge il quartiere “Angeli Custodi“, in direzione del mare, lo avvolse da ovest e da est con due bracci di magma, che colmarono i fossati e ne ridussero l’altezza “apparente” dal nuovo piano di calpestio, infatti le basi delle torri “a zampa di elefante” scomparvero alla vista e soltanto venti anni fa sono state riportate alla luce.
La lava, riversandosi nel mare a ridosso dell’edificio creò una striscia di terraferma e da quel momento il Castello Ursino non fu più affacciato sul mare.
Nel XVI secolo esso divenne dimora temporanea dei Viceré, e parte della sua struttura fu adibita a prigione, i graffiti e le iscrizioni realizzate dai prigionieri sono tuttora visibili al piano terra dell’edificio, nonostante le numerose ristrutturazioni.
Nel 1934 fu restaurato con l’intento di riportarlo all’originale stile svevo e divenne la sede del Museo Civico di Catania.
Il Museo riunisce le collezioni del Monastero dei Benedettini, parte di quella del principe Biscari, e parte di quelle donate ad esso dal barone Zappalà-Asmundo.
Un museo e una basilica, due esempi di testimonianze artistico-sacre che si sommano a notevoli ulteriori esempi di arte e storia, come il monastero dei benedettini di San Nicolò L’Arena e ovviamente la Basilica Cattedrale metropolitana di Sant’Agata per un tour scintillante e spumeggiante, circondati dal sole isolano e dalla cordialità dei ristoratori che  accolgono turisti di nazionalità le più disparate con la classica domanda “Tutto bene?” e con gli odori, i sapori e le tradizioni culinarie e storiche della nostra terra, coacervo di dominazioni e contaminazioni.
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