Tirrito (Co.G.I.): “Lo Stato non può tollerare canzoni inno alla mafia”

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“Il fatto che oggi si delinqua di più e che ci sia una normalizzazione dell’effetto criminale è dovuto ad una educazione distorta che le nuove generazioni hanno”, così Maricetta Tirrito, portavoce del Co.G.I. (Comitato dei collaboratori di giustizia). “Trent’anni fa, nel periodo in cui Falcone e Borsellino venivano uccisi dalla mafia, foto con personaggi che inneggiavano all’uso delle armi, alla droga, che sbeffeggiavano le forze dell’ordine, non potevano assolutamente girare – continua Tirrito – facevano scandalo, perché si capiva essere provocazioni dirette allo Stato.

Oggi invece tutto è permesso, e questo non depotenzia affatto il messaggio di sfida, anzi lo rafforza, in quanto ormai divenuto normale prendersi gioco della Giustizia, ridicolizzare coloro che devono controllare che la legge sia rispettata, e dunque ridicolizzare la Legge stessa, cioè lo Stato”.

E Tirrito entra nello specifico: “Messaggi lanciati da certi cantanti come Vincenzo “Niko” Pandetta, ex neo melodico catanese convertito al trap, che ha dedicato una canzone allo zio, Salvatore “Turi” Cappello, uno dei più potenti boss catanesi, al 41 bis, sono culturalmente devastati. Fanno presa sulle nuove generazioni, coltivano la loro rabbia e gli offrono un bersaglio: polizia e carabinieri. E possono farlo nell’impunità totale, dando così l’impressione di poter essere al di sopra delle regole, cosa che affascina non poco i giovani fino a trasformare questi cantanti in modelli e i testi delle loro canzoni in stile di vita”.

Sì è in attesa di una legge che eviti questi messaggi deleteri: “Oggi passa il messaggio che sei ‘figo’ se sei criminale, invece noi vogliamo continuare a dire con forza ai ragazzi che sei ‘figo’ se sei onesto. Non a caso abbiamo contribuito al disegno di legge sull’apologia di mafia, che attendiamo ormai con trepidante attesa, presentato dall’on. Stefania Ascari dei 5 Selle, proprio per evitare che resti impunita l’esaltazione dei metodi mafiosi celata sotto forma di canzone di ribellione. Altro che ribellione dalle convenzioni e dalla borghesia, in realtà è il primo passo per la schiavitù, una tela di ragno per mettere le proprie vite nelle mani della più pericolosa delle dipendenze: la mafia”, conclude Tirrito.

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