Intervista allo scrittore palermitano Andrea Giostra

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Andrea Giostra è psicologo clinico, criminologo, editorialista culturale e project manager. È una persona da sempre appassionata di Arte, Letteratura e Cultura. È laureato in Psicologia Clinica con lode, con gli ultimi quattro esami sostenuti presso l’Università di Gent (Belgio), dove ha preparato la tesi di laurea all’interno di un progetto di ricerca scientifica della Faculty of Psychology and Educational Sciences diretta dalla Prof.ssa L. Verhofstadt-Denève. Per cinque anni, dopo la laurea, ha collaborato con la Cattedra di Psicologia Clinica dell’Università degli Studi di Palermo diretta dallo psicoanalista di fama internazionale Prof. L. Sarno. Ha partecipato ad un Corso Biennale di perfezionamento post-lauream in Psicoanalisi Freudiana presso l’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo (Palermo) diretto dal Prof. L. Sarno. Ha frequentato un Master biennale in Formazione e Specializzazione Rorschach diretto dai Dott. S. Parisi e P. Pes presso l’Istituto Italiano di Studio e Ricerca Psicodiagnostica Scuola Romana Rorschach (Roma). Ha frequentato un Master triennale in Criminologia organizzato dall’Associazione Italiana di Criminologia (Padova) diretto dal Prof. G.V. Pisapia dell’Università degli Studi di Padova e presieduto dal Prof. G. Tranchina dell’Università degli Studi di Palermo.

Da tantissimi anni scrive di arte e cultura per diverse riviste e magazine regionali e nazionali. Al suo attivo ha diverse pubblicazioni, tra le quali una raccolta di racconti brevi siciliani, le “Novelle brevi di Sicilia”, che si leggono gratuitamente online da diversi portali e che sono state lette o ascoltate, nelle versioni interpretate su YouTube e Facebook Watch da 27 tra attrici e attori professionisti, da oltre 250 MILA persone.

Oggi è con noi per raccontarci qualcosa della sua attività di promotore e divulgatore di arte e cultura siciliana.

Ciao Andrea e benvenuto nella nostra redazione.

Grazie a te Joey e grazie al tuo giornale per questa intervista.

Le “Novelle brevi di Sicilia”, come abbiamo detto sopra, hanno avuto e stanno avendo un successo incredibile e per certi versi imprevedibile. Cosa ritroviamo di Andrea Giostra in queste piccolissime storie siciliane? E cosa, invece, nel genere letterario delle “novelle siciliane” di grandi autori quali Pirandello, Capuana, Verga e degli altri grandi della letteratura dell’isola?

Niente e tutto. “Niente” perché gli scrittori siciliani che citi sono “divinità” della letteratura internazionale, non solo della Sicilia. Io sono solo un loro semplice lettore da quando andavo al liceo.

“Tutto” nel senso che certamente Verga, Capuana e Pirandello, come tutti noi siciliani e come tutti gli studenti del sud, li studiai e li lessi al liceo, e poi, essendomi appassionato alla loro scrittura, li ho continuati a leggere per i fatti miei. Ricordo liceale di aver comprato tutti i libri di Pirandello per esempio. Da questo punto di vista “tutto” perché certamente hanno contribuito parecchio alla mia formazione culturale e alla conoscenza che ho della mia terra, la Sicilia, da una prospettiva letteraria, oltre che da quella mia esperienziale. A questi Sciascia, Bufalino, Tomasi di Lampedusa con il classico “Il Gattopardo”, poi il Camilleri romanziere più che quello di “Montalbano”, e altri grandi scrittori siciliani del Novecento che però ho letto più distrattamente.

Le “Novelle brevi di Sicilia” non hanno nulla dei “Racconti Siciliani”, parliamo di due pianeti diversi, un sassolino da una parte, il mio, e il sole dall’altra!

Le “Novelle brevi di Sicilia” le scrissi tra il 2007 e il 2010, quindi oltre dodici anni fa, con il mio Nokia E90, e le ho pubblicai con StreetLib, un portale online di self publishing per tutelare i diritti d’autore. Da allora sono fruibili gratuitamente online da diversi portali, magazine, pagine social e siti web: basta inserire su Google cerca il titolo, “Novelle brevi di Sicilia”, e si trovano tutti i portali dai quali scaricarle e leggerle gratuitamente. Sono piccolissime storie di vita quotidiana e si leggono in poco più di un minuto ciascuna. E poi ci sono le oltre 100 letture e interpretazioni fatte da 27 tra attrici e attori professionisti, anche queste si trovano facilmente su YouTube e Facebook Watch.

Se dovessi raccontarci qualcosa della tua vita privata, della tua famiglia cosa ci diresti?

Appartengo ad una famiglia tradizionale siciliana, di quella per certi versi arcaica e di vecchie e forti tradizioni e valori. I miei genitori sono persone comuni, del popolo siciliano, grandi lavoratori sin da infanti come si usava nel dopoguerra italiano, e mi hanno trasmesso con l’esempio grandi valori: la disciplina, il rispetto, l’impegno, la determinazione, la perseveranza, lo studio, la fiducia, la serietà, l’affidabilità, la sincerità, il valore della famiglia, dell’amicizia e degli affetti. Insomma, valori oggi assai rari e per me molto molto preziosi.

Nel mio lavoro cerco di portare tutto questo bagaglio.

Raccontaci quando hai iniziato a scrivere e cosa rappresenta per te la scrittura?

Non so bene quando ho iniziato. Ho sempre scritto, sin da bambino, dalle elementari, poi alle medie. Da bambino ho scritto quello che mi passava per la mente, piccole storie, poesie sgangherate di ragazzino, fumetti orrendi che disegnavo e creavo da solo perché ero e sono tutt’ora un grande appassionato di fumetti. Insomma, cosa da bambini curiosi e appassionati di queste cose, come tanti!

Nei miei scritti di adulto, per esempio i racconti e le novelle, quello che cerco è di fissare la memoria per un mio bisogno. Non scrivo se non per me stesso.

I personaggi sono personaggi reali, qualche volta sono personaggi che hanno la struttura propria della “condensazione onirica”, come si direbbe in psicoanalisi, ovvero, parti di alcuni personaggi che si sommano a quelle di altri facendone un unico personaggio della narrazione, del racconto. Il mio modo di scrivere è il linguaggio del quotidiano, è la parlata di strada, delle nostre case siciliane, delle piazze, dei bar, dei clienti di un salone da barba, per esempio, che aspettano il loro turno e parlano delle loro cose. È il modo in cui parliamo normalmente in Sicilia, a Palermo, nel mio paese di collina, Montelepre. Alterno il dialetto siciliano all’italiano. Ci sono delle frasi che si usano normalmente nella quotidianità siciliana, dei proverbi, dei detti, insomma, tutte quelle cose che si dicono in dialetto in qualsiasi regione d’Italia e che danno una pregnanza di significato che secondo me è impossibile da tradurre in un’altra lingua perché si perderebbe tutta la semantica di quella parola che racchiude la “saggezza” e la storia che ci sta dietro, quella sorta di legame indissolubile tra gli accadimenti narrati e le parole utilizzate che li identificano in quella particolare comunità, nelle borgate di Palermo, nei quartieri cosiddetti bene della città, nei paesini siciliani. Io tutto questo lo vedo come un doveroso rispetto linguistico-culturale.

Detto questo, il mio scrivere, alternando siciliano e italiano, ha proprio questa spontaneità culturale che mi appartiene, che ripeto, non è pianificata ingegneristicamente. È la spontaneità che vivo quotidianamente nella mia città, nel mio paese, nella mia regione, quando parlo con i miei amici, con i miei familiari, con i miei compaesani, con i miei colleghi di lavoro, e con tutti coloro che utilizzano il dialetto insieme all’italiano nella vita di tutti i giorni.

Quali sono stati gli incontri della tua vita che hanno segnato la tua cultura e il tuo modo di scrivere e di pensare?

Ogni incontro che ho avuto nella mia vita mi ha insegnato qualcosa. Nel bene e nel male. Quindi oggi tutti gli incontri che ho avuto li vedo tutti utili, determinanti perché mi hanno forgiato per quello che sono oggi. In realtà credo che siano sempre gli errori che si fanno nella vita quelli che ci insegnano più di tutto il resto, la possibilità di dare un senso a questi errori e soprattutto di imparare dall’esperienza che facciamo. Le persone che hanno intersecato la mia vita e con le quali ho vissuto i miei momenti di crescita professionale e culturale hanno avuto un ruolo in questo senso, secondo questa prospettiva di condivisione delle mie esperienze.

Non posso dire, però, che abbia incontrato una persona che è stata determinante in tutto questo!

Chi sono stati i tuoi mastri di scrittura e di lettura se possiamo chiamarli così?

I miei maestri, anche qui sintetizzo molto tralasciando i tantissimi autori che ho letto e amato negli anni, sono stati innanzitutto mia nonna paterna Vita che mi raccontava i cunti quando ero bambino. Ricordo che ne rimanevo incantato e che quando terminava di raccontarli continuavo nella mia testa la sua narrazione che diventava la mia. Quella era magia pura! Lì nasce la mia passione per le storie ascoltate, poi per quelle lette e infine per quelle scritte da me. Ricordo che da bambino, quando andavo alle elementari, la mia famiglia abitava nella stessa palazzina dei miei nonni paterni nel centro storico del mio paese, Montelepre. Mia nonna abitava i primi due piani, noi il terzo e il quarto. In quel periodo di bambino, io aspettavo che mi venisse l’influenza o la febbre perché sapevo che mia nonna, appena saputo che stavo a letto con la febbre, avrebbe salito le scale, sarebbe venuta a farmi compagnia e a avrebbe iniziato a raccontarmi i suoi cunti inventati al momento di sana pianta, le sue storie erano incredibili, semplicemente fantastiche. È lì che è nata la mia passione per i racconti, per le storie e per la lettura!

Poi da adolescente liceale ho iniziato a leggere Luigi Pirandello, a seguire Fëdor Michajlovič Dostoevskij. All’università ho dovuto studiare Sigmund Freud che mi ha letteralmente catturato, dopo una prima fase di necessaria incomprensione dei suoi scritti, del suo linguaggio scientifico, dei suoi modelli interpretativi, delle sue teorie psicodinamiche. Freud ovviamente non è un romanziere, non è un novellista, e secondo me, alla luce dei miei studi, non è un autore che si può leggere come si legge un romanzo o un saggio qualsiasi. Non è un autore per tutti! Il passaggio da Pirandello e Dostoevskij a Freud è notevole, romanzieri i primi due, un innovatore teorico-clinico il terzo. Le letture dei romanzi e dei racconti di Pirandello e Dostoevskij, e lo studio approfondito della psicoanalisi freudiana che ho fatto con l’aiuto del mio professore di psicologia clinica di allora, il prof. Lucio Sarno, notissimo psicoanalista italiano, mi hanno fornito gli strumenti clinici e interpretativi per comprendere e leggere meglio l’animo umano, l’intimità delle persone, capire cosa succede nel nostro profondo quando c’è un agito di un certo tipo, un comportamento apparentemente incomprensibile ai più, cose di questo tipo insomma.

Pirandello, Dostoevskij e Freud sono i miei veri maestri, per rimanere nella tua domanda. Hanno in comune soltanto l’oggetto dei loro scritti, il profondo dell’animo umano, l’inconscio se vogliamo dirla in psicoanalisi, con tutto quello che si genera nella vita relazionale, sociale e quotidiana. Ma mentre i primi due, in modo completamente diverso, lo descrivono nei loro romanzi e nei loro racconti, il terzo cerca di comprenderne la struttura e le dinamiche per poi intervenire clinicamente per modificare lo stato psichico delle persone in cura perché stiano meglio, perché guariscano dai loro traumi, perché risolvano i loro conflitti interiori. Sono due approcci di studio e di osservazione completamente diversi, ma certamente complementari.

Fatta questa premessa, non credo che queste letture e questi miei studi abbiamo a che fare con il mio modo di scrivere. Almeno questo è quello che io penso. Hanno certamente a che fare col modo in cui osservo le cose della vita quotidiana, le persone, i comportamenti, gli agiti, che poi cerco di raccontare nelle mie storie col mio linguaggio che è atipico e popolare.

Quando hai pubblicato il tuo primo libro di narrativa, le tue novelle, i tuoi racconti e le altre cose che scrivi?

Se pubblicare vuol dire farlo con una Casa editrice, allora la risposta è che l’ho fatto solo recentemente, nel 2020. Tutto quello che ho scritto nel passato e che scrivo tutt’ora (che riguarda la parte narrativa di quello che scrivo) dal 2016 è fruibile gratuitamente online dai social, da diversi magazine online che hanno pubblicato le mie Novelle e i miei racconti a puntate in una sorta di contemporaneo Romanzo d’appendice tipico di fine Ottocento inizio Novecento.

Conosco tantissimi editori, è vero! Alcune di queste conoscenze iniziano dalle mie collaborazioni all’università dove mi occupavo, tra le altre cose, delle pubblicazioni dei testi universitari del mio professore. Poi ne ho conosciuti altri per il mio lavoro, che non c’entra nulla con la mia passione per la scrittura. E infine negli anni, attraverso i social, ho conosciuto tantissimi editori indipendenti con i quali ho stabilito rapporti di vera amicizia e di condivisione di tutto ciò che è arte e letteratura senza fini speculativi, ma per il semplice piacere della condivisione del sapere e della conoscenza.

Qual è l’oggetto delle tue storie, dei tuoi racconti e da cosa prendi spunto perle tue narrazioni?

Tutto quello che racconto fa parte della mia vita quotidiana, del presente e del passato. Mi piace molto osservare e cercare di capire dalla gestualità, dal modo di parlare, dalla postura, dagli sguardi, dalle cadenze, dal suono della voce, quello che sta nella testa delle persone. Poi, se sono delle storie per me interessanti, cerco di raccontarle scrivendole. Ma non sempre accade che quello che osservo poi diventi una storia scritta.

Come fai conoscere i tuoi libri e le tue storie? Qual è, da questo punto di vista, il tuo rapporto con i social e con i nuovi mezzi di comunicazione di massa?

Oggi, è vero, tutto passa dai social. È questa la realtà. Le librerie hanno la loro importanza, certo, ma se non sei un autore conosciuto al grande pubblico, nessuno compra il tuo libro in una libreria. Se hai una buona visibilità e hai un buon seguito sui social, allora puoi sperare che qualcuno vada in libreria per cercare il tuo libro e comprarlo. Ma so bene che è cosa molto difficile e assai rara.

Per quel che mi riguarda, io condivido i miei scritti sui social. Le case editrici che hanno pubblicato le “Novelle brevi di Sicilia” si muovono in autonomia e non mi devono informare di nulla, né io pretendo di essere informato. Quindi non so come sono andate le vendite. Qualcuno di loro, dopo qualche mese che ha pubblicato le “Novelle brevi di Sicilia”, mi ha chiamato per dirmi che la vendita del cartaceo stava andando molto bene. Ma non so cosa significhi esattamente “sta andando molto bene” in termini di copie vendute! Questo non riescono ad immaginarlo né lo chiedo.

Perché hai deciso di condividere gratuitamente online le tue storie e di diffonderle sui social?

Qui il discorse sarebbe davvero lungo e complesso al contempo. Cercherò di sintetizzarlo in pochissime righe parlando solo dei punti più importanti di questa mia scelta, che è una scelta originariamente istintiva.

La cosa che mi interessa veramente, quando scrivo le mie cose, è che tutti quelli che sono potenzialmente interessati possano leggerle senza grandi difficoltà e senza che debbano spendere dei soldi. Così come vorrei fare io con gli scritti di altre persone, note o meno note. Pubblicare con una casa editrice, per ovvi motivi contrattuali, commerciali e editoriali, impedirebbe tutto questo. Per cui, una volta salvaguardati i diritti d’autore registrando il testo in uno dei portali online di self publishing che conosco, che ti danno il codice identificativo e di proprietà che tutela i tuoi diritti d’autore come previsto dalla legge, allora posso regalare a chi voglio quello che scrivo e renderlo fruibile online gratuitamente.

Un altro motivo è quello che se avessi pubblicato quello che scrivo con una casa editrice, chi mai avrebbe comprato il mio libro? Chi mai lo avrebbe letto? Chi mai sarebbe andato in libreria o nei portali online di vendita libri per cercare i racconti di uno sconosciuto? Forse l’avrei comprato io, i miei genitori, qualcuno dei miei familiari, parenti e amici più cari, e tutto sarebbe finito lì! Lo avrebbero letto una decine di persone, forse! Con la fruibilità gratuita online, invece, attraverso i miei profili e pagine social, attraverso diversi magazine nazionali e regionali che hanno pubblicato a puntate le Novelle brevi di Sicilia, attraverso l’ascolto che chiunque può fare gratuitamente online dai miei canali YouTube e Facebook Watch delle recitazioni di tutte le Novelle fatte dai 27 artisti che mi hanno omaggiato della loro arte, il dato misurabile è che il numero di chi ha letto o ascoltato almeno una delle Novelle brevi di Sicilia, o uno dei miei racconti brevi, è di centinaia di migliaia di persone (la stima fatta sommando tutti questi numeri a fine anno 2021 è di oltre 250 mila fruitori!). Un numero davvero impressionante, almeno per me!

Solo nel mese di settembre del 2020 ho avuto l’idea di chiedere ad alcune delle case editrici che conosco e che ho conosciuto nel tempo, se avessero voluto pubblicare una nuova edizione delle “Novelle brevi di Sicilia” arricchita con 4 nuovi racconti, con diritti non esclusivi di pubblicazione e senza che dovessero riconoscermi alcuna fee dalle eventuali vendite. Questo perché molti amici reali e virtuali, che avevano già letto le Novelle, mi chiedevano il cartaceo che di fatto fino ad allora non c’era! Oggi le case editrici che hanno acquisito i diritti e quelle che hanno pubblicato questo libricino sono 10. E anche questo è un dato che mi sorprende molto!

I tuoi racconti e le tue novelle sono lette e interpretate, come ci hai detto da diversi attrici e attori. Come mai questa scelta?

Come ho accennato sopra, questa è un’altra bella e interessante storia iniziata nell’estate del 2018 con un mio caro amico, grande artista e pittore toscano di Pistoia, Valerio Toninelli, che ama recitare poesie e storie brevi. Mi chiese se poteva recitare una delle Novelle brevi di Sicilia e così fece. Lesse “La doccia”, alla quel novelle, per l’occasione, diedi un altro nome, “Dolce & Gabbana e La doccia” ( https://fb.watch/aWuk4tyW_r/ ) di cui poi feci un piccolo video che caricai sui social, su Facebook Watch e su YouTube. Lì ebbe un successo davvero imprevedibile con decine di migliaia di visualizzazioni. Da quel momento è stato un crescendo con diversi attrici e attori, molti di loro amici, alcuni molto noti nel mondo del teatro, del doppiaggio e del cinema, che hanno voluto recitare alcune delle storie, ovvero, ai quali ho chiesto quando li sentivo per altre cose, perché non ne recitassero qualcuna anche loro. Ebbene, oggi sono 27 gli artisti che hanno letto e interpretato una o più delle Novelle brevi di Sicilia che si possono ascoltare gratuitamente online dai miei canali YouTube e Facebook Watch che riporto a seguire:

“Audio-letture di oltre 100 Novelle e Racconti siciliani” | Leggono 27 artisti: attrici e attori professionisti e semiprofessionisti:

da YouTube:

https://www.youtube.com/playlist?list=PLwBvbICCL565YQcCwPimBAFTcrgrKP0Zk

da Facebook Watch:

https://www.facebook.com/watch/124219894392445/434295254615223

A quale lettore pensi quando scrivi le tue storie? Pensi che i tuoi scritti debbano avere una componente educativa o dei modelli sociali di vita? Qualcosa che ha a che fare con uno scopo didattico?

Io scrivo per me stesso, quando scrivo non penso ad un potenziale lettore. Solo da una decina d’anni ho iniziato a condividere attraverso i social quello che scrivo. Prima di allora quello che scrivevo o lo tenevo per me oppure lo davo ai miei pochi amici, quattro cinque persone in tutto che amavano leggere le mie cose di allora. Non vendo libri ma li regalo, per chi volesse leggerli. Anche perché la mia è una scrittura atipica, non convenzionale, non ortodossa! Il mio scrivere non è mai stato una scelta pensata, ragionata. Scrivo come penso le scene che voglio descrivere, senza rifletterci su troppo, col flusso di pensieri della lingua nella quale parlano i protagonisti che spesso è il siciliano, il palermitano, la lingua che in Sicilia parliamo a casa, nel cassaro durante una passeggiata, nei posti della vita quotidiana insomma! È come se ricordando delle scene vissute o osservate, ascoltassi le voci dei miei protagonisti che cerco di fissare e memorizzare con la scrittura. Sono le voci dei personaggi delle mie storie, che ho conosciuto direttamente, del presente o del passato, tutti reali, mai inventanti, e li sento come uno spettatore che li osserva e al contempo che scrive quelle scene o ascolta i loro dialoghi cercando di fissarli immediatamente con la scrittura mantenendo il ritmo, la musicalità, l’armonia, la cadenza di quella parlata.

Per quel che riguarda “lo scopo” del mio scrivere, i libri di narrativa, dal mio punto di vista e per come scrivo i miei racconti e le mie storie, non hanno assolutamente nulla di pedagogico, di impegno sociale, di sapere da condividere perché frutto di un’esperienza che va condivisa e quindi diventi cultura comune. Tutto questo non appartiene a quello che scrivo e non mi appartiene come persona in generale. Da questo punto di vista condivido in toto il pensiero di Marcel Proust quando scrisse che «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Questo per dire che nel momento in cui io rendo fruibile quello che scrivo, che viene postato nei social, che diventa un articolo pubblicato su un magazine, oppure un libro pubblicato da una casa editrice, quello scritto non mi appartiene più, non è più di chi lo ha scritto, ma semplicemente di chi lo legge e si ritrova o non si ritrova, che lo stimola ad alcuni pensieri oppure non lo stimola affatto. E se c’è qualcosa che mi piace nella scrittura quando leggo è proprio questo: la possibilità che quello scritto sappia innescare nelle mia mente dei processi intellettuali nuovi e originali, che sappia farmi vedere e sentire cose che altrimenti non avrei mai visto né sentito. Questa è la vera arte, la vera letteratura. Altrimenti parliamo di cronaca, di sterile descrizioni di fatti e accadimenti. Ma certamente non di letteratura e di arte!

Quali sono i tuoi progetti editoriali e di letteratura ai quali stai lavorando? Se ce ne sono…

Nel 2018 ho terminato una raccolta di 8 storie siciliane, ancora inedita, dal titolo “Mastr’Antria e altri racconti” che vedono protagoniste la Sicilia, le Donne e le Passioni. Anche queste sono storie che raccontano fatti di cui sono stato testimone diretto o indiretto, quindi una sicilianità vera e vissuta.

A fine 2018 ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo dal titolo “La banda” che si compone di tre parti con complessivi 40 capitoli. Per adesso ho già scritto e terminato 35 capitoli per poco più di 600 pagine. Questo lavoro però non so quando e se sarà mai terminato, e quindi se poi verrà pubblicato. Da questo punto di vista mi ritrovo molto in Gesualdo Bufalino quando scriveva i suoi romanzi per i quali impiegava decenni.

“La banda” è una sorta di metafora ambientata in un piccolo paesino siciliano di collina di cinquemila anime, del periodo storico che va dalla Seconda Grande mondiale agli inizi degli anni Ottanta, e vede protagonisti due ragazzini che si conoscono alle elementari e che poi percorrono strade diverse, intrecciando le loro vite con quelle di oltre 100 personaggi.

Come vuoi concludere questa chiacchierata?

Ringraziando te e il tuo giornale, e tutti quelli che avranno la curiosità di leggere questa tua intervista.

Grazie di questa bella chiacchierata e buon lavoro a te.

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

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https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

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